venerdì 9 agosto 2013

Come spesso accade, non abbiamo concordato la safeword: mi sento ripetere da tempo che con me non ce n’è bisogno, lo so da me se e quando è il momento di fermare la sessione. Ed in effetti è vero, non sono passati inutilmente tutti ‘sti anni a far girare sculacciate, corde, fruste, flogger e candele! Quindi se ce n’è bisogno, e non mi sono già fermato io, basta dire che bisogna arrestarsi, et voilà.
Iniziamo come al solito con lo spanking, in un crescendo quanto più controllato possibile, intercalando le mani con qualche colpo di paddle. Poi flogger, prima quello intrecciato per scaldare ancora le parti, specialmente quelle non interessate dalle sculacciate. Il sudore imperla la fronte, il dolore, sia pure leggero, inizia a farsi strada nelle sinapsi; ma continuiamo: fa la sua comparsa il cane, all’inizio oggetto un po’ difficile da classificare: odio o amore per la bacchetta ricurva? Per ora direi un amore viscerale. I colpi scendono regolari e rapidi sulle terga della fanciulla, che ormai ha il “culo di cuoio”, per dire che difficilmente le si arrossa la pelle, sia pure dopo ore di trattamenti simili, colpi e colpi, grazie alla lunga abitudine a giocare sul serio. Poi il bastinado, sempre col cane, sempre usato con rapidità. Il sudore ormai scende copioso sul viso, viso sia pure allietato da un bel sorriso estatico, ma il dolore si fa sempre più vivo e pungente, al limite della sopportazione e, purtroppo, oltre. Per fortuna le parole necessarie, pronunciate quasi con apprensione, giungono ad interrompere la gragnuola di colpi: “Padrone, ti fa male? Dobbiamo fermarci??” Aspetto qualche secondo a rispondere, vorrei continuare ma il cervello la sa più lunga di me: braccio e spalla sono pronti per lo sfasciacarrozze, quindi meglio che mi fermi... Ahio... Speriamo che con qualche minuto di riposo mi passi tutto!!